Autore: kirapuntozero

#decidiamoNOI

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L’8 marzo la Collettiva XXX continua a parlare e agire autodeterminazione: lo facciamo in un’Europa in cui si dichiara la crisi delle banche ma in cui viviamo una crisi di diritti. Lo facciamo complici di tutt* coloro che, a Roma come a Madrid, verso questo 8 marzo si stanno mobilitando.

Pensiamo alla bocciatura del rapporto Estrela, un attacco neanche troppo elegante all’autodeterminazione delle donne; un mancato riconoscimento del loro diritto alla salute anche tramite l’accesso a un aborto libero sicuro e gratuito; un’evidente forma di eteroterrore davanti all’ipotesi di un’indicazione comunitaria per un’istruzione che tenga conto delle differenze di genere, dell’esistenza di generi altri e della parità tra relazioni etero e quelle che coinvolgono persone GLBTQ.

Pensiamo alla risoluzione che appoggia il rapporto Honeyball: un nome che speravamo annunciasse un* star del post_porno e invece ci propina l’equiparazione tra sfruttamento e prostituzione, escludendo ancora una volta la libera scelta, ricollocando nel ruolo di vittime le lavoratrici e i lavoratori del sesso – che chiedono diritti, safety e XXX, non di essere salvat*.

Pensiamo alla legge Gallardòn, alla destituzione del diritto all’aborto, al diritto di decidere per sé e per i propri corpi delle donne spagnole – delle quali siamo complici, perché le nostre identità non saranno mai nazionali.

Pensiamo al recente governo Renzie e al pinkwashing imbarazzante con cui sventola la nomina di 8 ministre, 8 donne: un cocktail stucchevole di retorica maternalistica sul nostro presunto destino riproduttivo e di divisione manichea in sante&puttane, una riproposizione stantia di un modello di donnità che agisce tutta la violenza del genere e che opera – attraverso il rafforzamento di stereotipi da pleistocene – un’esclusione delle soggettività che eccedono e gioiosamente corrodono il binarismo del genere.

Non è il dato biologico a fare la sorellanza: di fronte a Madia, il nostro femminismo si dichiara trans*.

Davanti a questo stato delle cose, siamo serenamente convinte che l’unica azione di buon senso sia la ribellione.

Vogliamo godere di una piena vita e salute sessuale, vogliamo l’abolizione dell’obiezione di coscienza alla 194, vogliamo consultori laici aperti 24H, vogliamo i pro-life fuori da scuole-ospedali-farmacie, vogliamo contraccettivi gratuiti, vogliamo lubrificanti di prima qualità: per i nostri corpi, decidiamo noi.

Vogliamo che la lotta contro la violenza di genere e il femminicidio preveda finanziamenti strutturali ai centri antiviolenza, formazione degli insegnanti e introduzione di percorsi educativi rivolti alle studentesse e agli studenti che non si limitino al contrasto della violenza di genere ma anche della trans_lesbo_omofobia: su come combattere la violenza contro di noi, decidiamo noi.

Vogliamo reddito di autodeterminazione: sui nostri tempi di vita, sulle nostre formazioni, sulle nostre indipendenze, sulle nostre exit strategies dalla vostra crisi, decidiamo noi.

L’8 marzo saremo nelle piazze e come moltitudine rivendicheremo il nostro diritto a decidere per noi, per i nostri corpi, per le nostre esistenze: aderiamo al corteo convocato dalle Mujeres Libres, saremo in piazza Ravegnana a Bologna alle 16.30.

#iodecido

Collettiva XXX

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Invasione a San Petronio

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Bologna, 16 dicembre 2013

Oggi alcune attiviste hanno invaso la Chiesa di San Petronio con i loro corpi per dire FUORI LA CHIESA DALLE NOSTRE OVAIE!

È di pochi giorni fa la notizia che l’assemblea legislativa dell’Unione Europea grazie all’astensione e ai voti contrari di eurodeputati teocon del PD ha bocciato una risoluzione che chiedeva che l’aborto sicuro fosse un diritto garantito in tutti gli Stati membri e il ricorso all’obiezione di coscienza una pratica da monitorare (oltre a promuovere la tutela dei diritti riproduttivi e dell’autonomia delle donne su contraccezione, il contrasto alla diffusione di malattie sessualmente trasmissibili, la promozione dell’educazione sessuale, la lotta contro l’omo-lesbo-transfobia). La risoluzione avrebbe posto un’attenzione maggiore anche in quei paesi dove il diritto all’aborto è messo in pericolo dall’obiezione di coscienza.
In Italia i medici e il personale sanitario, nonostante esista la legge 194 che difende e regola l’aborto, praticano l’obiezione di coscienza per obbligarci a diventare madri anche quando non vogliamo o non possiamo. Per una donna è sempre più difficile accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, 9 casi su 10 il ginecologo che incontrerà in strutture pubbliche è obiettore!
Vogliono dividerci in donne di serie A, che hanno un reddito elevato e possono permettersi le cliniche private, e donne di serie B, precariemigranti che non potranno mai permettersele e ricorrono perciò all’aborto clandestino.
Non possiamo accettare questo medioevo politico e morale, questa sporca commistione tra potere pubblico e religioso che ci riporta ai tempi delle morti per aborto clandestino. Non torneremo MAI indietro. Vogliamo che l’obiezione di coscienza alla legge 194 sia vietata in tutti i consultori e le strutture pubbliche, perchè essa rappresenta una discriminazione di sesso, classe e razza, nonché una violazione dei nostri diritti alla salute e all’autodeterminazione.
E se il papa dichiara pubblicamente che la chiesa deve dare spazio alle donne noi ne approfittiamo per far parlare proprio la Madonna, perché anche lei sulla strada per Betlemme ha incontrato un obiettore.
L’interruzione volontaria di gravidanza è un diritto di tutte le donne. La nostra libera sessualità non si tocca!
E se i pro-life, i cattolici e gli obiettori invadono ospedali e consultori pubblici, allora noi invaderemo le chiese con i nostri corpi, i nostri desideri, la nostra autodeterminazione!

#KeepyourrosariesOFFmyovaries