legge Gallardòn

Sciopero degli uteri – di Beatriz Preciado

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XXX vi propone una traduzione dell’articolo di Beatriz Preciado pubblicata su Libération lo scorso 17 gennaio.

La filosofa femminista Beatriz Preciado denuncia il progetto del governo Rajoy di “piantare una bandiera della Spagna in ogni utero dello stato”.

Di fronte alle folli intenzioni del cattonazionalismo, occorre affermarsi come cittadine totali: astinenza, omosessualità, masturbazione, feticismo – aborto.

“Chiusi nella finzione individualista neoliberale, viviamo con l’ingenua sensazione che il nostro corpo ci appartenga, che sia la nostra più intima proprietà. In realtà la maggior parte dei nostri organi è gestita da diverse istituzioni governative ed economiche.

Di tutti gli organi del nostro corpo, l’utero è stato senza dubbio quello che nella storia è stato oggetto della maggiore espropriazione politica e economica.

Cavità gestazionale in potenza, l’utero non è un organo privato, ma spazio biopolitico per eccellenza, al quale non si applicano le norme che regolano il resto delle nostre cavità anatomiche. Come spazio d’eccezione, l’utero è paragonabile più ai campi per rifugiati o alle prigioni, che al fegato o ai polmoni.

Il corpo delle donne contiene dentro di sé uno spazio pubblico, per aggiudicarsi la sua giurisdizione lottano non soltanto il potere religioso e quello politico, ma anche le industrie mediche, farmaceutiche e agroalimentari. Ne consegue che, come ha giustamente detto la storica Joan Scott, le donne sono state a lungo in una condizione di “cittadinanza paradossale”: se come corpi umani appartengono alla comunità democratica dei cittadini liberi, come corpi con utero potenzialmente gravido perdono la propria autonomia e diventano oggetto di un’intensa vigilanza e tutela politica.

Ogni donna ha dentro di sé un laboratorio dello Stato-nazione dalla cui gestione dipende la purezza dell’etnia nazionale. Negli ultimi quarant’anni il femminismo ha intrapreso in occidente un processo di decolonizzazione dell’utero.

L’attualità spagnola purtroppo oggi ci mostra come questo processo non solo sia incompiuto, ma anche fragile e facilmente revocabile.

Lo scorso 20 dicembre il governo di Mariano Rajoy ha approvato in Spagna il progetto preliminare per la nuova legge sull’aborto che diventerà, insieme a quella irlandese, la più restrittiva d’Europa. La nuova legge di “Protezione della Vita del Concepito e dei Diritti della Donna Incinta” contempla unicamente due casi di aborto legale: il rischio per la salute fisica o psichica della madre (con una termine di 22 settimane) o lo stupro (con un termine di 12 settimane).

Il rischio della madre, inoltre, dovrà essere certificato da un medico e da uno psichiatra indipendenti e dovrà essere oggetto di un processo collettivo di deliberazione.

Il progetto preliminare di legge ha suscitato non soltanto l’indignazione dei gruppi di sinistra e femministi, ma anche l’opposizione di gruppi di psichiatri che si rifiutano di partecipare a un tale processo di monitoraggio e patologizzazione delle donne in gravidanza che restringe il loro diritto a decidere per se stesse.

Come spiegare l’iniziativa del governo Rajoy?

Le politiche dell’utero, come la censura o la restrizione della libertà di manifestazione, sono un buon indicatore delle derive nazionaliste e totalitarie.

In un contesto di crisi economica e politica dello Stato spagnolo, di fronte alla riorganizzazione del territorio e di “anatomia” nazionale (pensiamo al processo aperto di secessione in Catalogna, ma anche all’attuale discredito della monarchia e alla corruzione delle élites dirigenti) il governo cerca di recuperare l’utero come luogo biopolitico per stabilire una nuova sovranità nazionale.

Sperano, possedendo l’utero, di mantenere i vecchi confini dello Stato-Nazione in decomposizione.

Questo progetto preliminare di legge è anche una risposta alla legalizzazione del matrimonio omosessuale avanzata durante il mandato del precedente governo socialista e di cui, nonostante i tentativi ricorrenti del PP, la Corte Costituzionale non ha accolto la richiesta di abrogazione.

Di fronte alla messa in discussione del modello tradizionale di famiglia eterosessuale, il governo Rajoy, vicino al gruppo integralista cattolico dell’Opus Dei, vuole occupare il corpo femminile come ultimo luogo in cui non solo si gioca la riproduzione nazionale, ma anche l’egemonia maschile.

Se la storia biopolitica potesse essere narrata cinematograficamente diremmo che il film che sta girando il PP è un febbrile pornogore in cui il presidente Rajoy e il suo ministro della Giustizia Ruiz Gallardón piantano una bandiera spagnola in ogni utero dello Stato-Nazione.

È questo il messaggio che il governo Rajoy invia a tutte le donne del paese: il tuo utero è territorio dello Stato spagnolo, terreno e fermento della sovranità cattonazionalista. Esisti solo come Madre. Apri le gambe, sii terreno d’inseminazione, riproduci la Spagna. Se la legge che propone il PP entrerà in vigore, le spagnole si sveglieranno con il Consiglio dei Ministri e con la conferenza episcopale nel loro endometrio.

Come corpo nato con un utero, chiudo le gambe al cattonazionalismo. Dico a Rajoy e a Rouco Varela che non metteranno piede nel mio utero: non ho mai procreato, né mai procreerò al servizio della politica nazionalista spagnola. Da questa modesta tribuna, invito tutti i corpi a fare uno sciopero dell’utero. Imponiamoci come cittadine a pieno titolo, non come uteri riproduttivi. Non soltanto attraverso l’astinenza e l’omosessualità, ma anche con la masturbazione, la sodomia, il feticismo, la coprofagia, la zoofilia… e l’aborto. Non lasciamo che neanche una goccia di sperma cattonazionalista penetri nel nostro utero. Non partoriamo per conto del PP, né per le parrocchie della Conferenza Episcopale.

Facciamo questo sciopero, come faremo il più matriottico dei gesti: per farla finita con la finzione nazionale e iniziare a immaginare una comunità di vita post-Stato-nazionale, che non abbia alla sua base la possibilità della violenza e l’espropriazione dell’utero.”

#MiBomboEsMìo: per il diritto alla salute e per il diritto di scelta

mi bombo es mio

 

Bologna, 15 gennaio 2014

La visita del collettivo XXX al Collegio di Spagna non è un caso. Da un po’ di notti infatti non riusciamo a dormire a causa di quanto sta succedendo alle donne spagnole: d’altronde svegliarsi nel bel mezzo del medioevo, ripristinato dalla legge Gallardon, non è piacevole per nessuna. Questa proposta di legge riporta le donne spagnole ai ferri da maglia o alla sola funzione riproduttiva.

Abbiamo preferito dunque non dormire ma essere complici delle donne e delle femministe spagnole e ricordare che contraccezione e interruzione volontaria di gravidanza devono essere un diritto praticabile da tutte le donne.

Non siamo entrate in San Petronio per caso. Avevamo uno striscione con una scritta precisa “se la chiesa occupa i consultori le donne invadono le chiese”. In Italia, infatti, l’obiezione di coscienza a causa di cattolici e pro-life ha raggiunto percentuali troppo alte per garantire l’applicazione della legge 194, che permette l’aborto.

Non abbiamo protestato alle sedi del Pd bolognese per caso. Abbiamo attaccato dei manifesti che recitavano “l’interruzione volontaria di gravidanza è un diritto delle donne” perché lei parlamentari europei del pd, tuttei renziani, si sono astenuti dal votare il Report on Sexual and Reproductive Health Rights, firmato dall’europarlamentare Edite Estrela, determinando così la sua bocciatura.

Di aborto, di obiezione di coscienza, di contraccezione, di diritto alla salute e diritto di scelta, di pillole e pasticche varie, parleremo mercoledì 15 gennaio alle ore 18 con Carlo Flamigni e Maria Virgilio a Làbas, in via Orfeo 46.

#MIBOMBOESMIO